di Carla Cossu

Abele Saba è un “triangolo rosso”, colore destinato, nella iconografia dei lager, agli oppositori politici, agli antifascisti, ai partigiani, agli operai delle fabbriche che, fra il ‘43 e il ‘44, organizzarono gli scioperi nelle zone industrializzate del Piemonte, della Toscana e della Lombardia, in fabbriche come la Pirelli, l’Alfa Romeo, la Breda, l’Ercole Marelli, la Falck, la Innocenti, l’Isotta Fraschini, la Dalmine e altre.

Nasce a Oristano, alle 10:30 del 17 Marzo 1913, al numero 21 di Via Lepanto, da Giovanni e Anna Giuseppa Sechi1. La famiglia, che è originaria di Baratili San Pietro, è da tempo radicata in città.

Abele Saba trascorre i primi anni di vita a Oristano, dove frequenta la prima e seconda elementare. Lo troviamo infatti sul registro n° 498 dell’anno 1919-20, 35esimo nell’elenco degli allievi della classe IA maschile “di Tirocinio”, ubicata in Piazza Manno, affidata alla maestra Pierina Caria, che lascia il posto a Enrichetta Loddo in seconda classe nell’as 1920-21. Mancano i registri del 1921-1922 ma in quello della classe IV, accanto al suo nome, troviamo annotato «trasferito ad altra sede»2. E infatti, in una scheda biografica dell’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati), risulta «residente a Milano dal 1922»3.

Nella città meneghina deve aver completato gli studi, forse con una laurea in Farmacia, perché nel dopoguerra fu per lunghi anni direttore della rivista di storia della medicina «Il Giardino di Esculapio»4 e subito dopo di quella di divulgazione medico-biologica «Fiducia». Fu inoltre direttore delle farmacie di Sesto San Giovanni. Poiché ruolo e foglio militare del Saba sono a Milano, al momento sappiamo solo che svolse il servizio militare nel Centro di mobilitazione di Tirano, in Valtellina, e che fu congedato nel 19425, in piena guerra, per motivi di salute.

Abele Saba

Abele Saba in una foto del 1968 con l’architetto L. Barbiano di Belgiojoso, Pupino Samonà e Gianfranco Maris in occasione dell’allestimento del memoriale italiano di Auschwitz
(Gentilmente concessa da Floriana Maris)

A Milano, alla fine degli anni ‘20 si era trasferito anche Giovanni Battista Melis (Titino)6 che, molto legato a Lussu, era entrato in contatto con gruppi antifascisti ed era stato arrestato nel 1928. È probabile che in tale ambiente sia nata l’adesione di Saba prima al Partito Sardo d’Azione e poi al PCI nel 1936. Inizia per lui un lungo periodo di arresti per attività antifascista, nel 1936, 1938, 1939 e 1940. Negli archivi dell’Ovra7, il cui primo nucleo fu insediato proprio a Milano, in via Sant’Orsola 27, sotto le mentite spoglie di Società Anonima Viticola Meridionale, non risulta un fascicolo intestato al Saba tra quelli presenti in Divisione Polizia Politica, ma potrebbe trovarsi tra quelli ordinati per categoria di soggetti8.

Come ci racconta Ian Thomson9, negli anni ‘30 Saba conosce e frequenta assiduamente, nel salotto letterario di Ada della Torre, Primo Levi (cugino di Ada), Franco Momigliano, Carla Consonni, Eugenio Gentili Tedeschi, Silvio Ortona ed altri, in gran parte intellettuali antifascisti ebrei torinesi trapiantati a Milano, tutti partigiani o comunque attivi nella Resistenza dopo l’8 settembre 194310.

Nel frattempo Abele Saba coltiva una delle sue passioni, la pittura, e nel 1937 troviamo una sua opera, dal titolo Mia Madre, esposta nella sala X di una mostra permanente organizzata dal Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti di Milano. Dal 25 Luglio all’8 Settembre 1943 collabora con Ettore Janni al «Corriere della Sera». All’atto dell’armistizio organizza le prime formazioni partigiane in Lombardia e diventa membro del Comando Regionale delle Brigate Garibaldi. Viene inviato nella zona di Lecco, Bergamo e Como, nelle Prealpi, in particolare in Valsassina, Val Taleggio, Val Brembana, Val d’Ossola, e Piani d’Erna. In Erna entra in contatto con la banda partigiana “Carlo Pisacane”11, fondata dal capitano Ettore Tulli (nome di battaglia Mario) per probabile scissione da altra formazione, causa contrasti ideologici, nel disordine anarcoide di quei primi mesi di resistenza armata. Priorità assoluta della banda è la guerriglia. Saba, che opera insieme12 a Bernardo Carenini (Renato), De Vita, Maris, Alessandro Scotti (poi deputato all’Assemblea Costituente) e Gaetano Invernizzi (Bonfiglio), cerca di mantenere rapporti costanti tra i partigiani valligiani e Milano nell’intento di coordinare le azioni e porre fine all’anarchia.

Probabilmente in Erna (in posizione strategica sul triangolo lecchese) conosce il dott. Nicola Lanzetta, medico di Acquate (amico delle sorelle Villa e di Don Alfieri, protagonisti della Resistenza lecchese) il quale – come ricordato nella targa commemorativa scoperta dal Comune di Lecco a maggio del 2017 –, «spesso saliva in Erna per curare i partigiani». Il dott. Lanzetta è il padre del sig. Antimo, noto Mimo, che in anni ormai lontani si era trasferito in Sardegna aprendo un agriturismo presso la spiaggia di Sa Rocca Tunda, ben nota agli Oristanesi.

Abele Saba viene dunque mandato in missione nelle valli lecchesi insieme a Gianfranco Maris, antifascista, partigiano e deportato, scomparso nel 2015, uomo di alti ideali civili e morali, affermato avvocato, poi senatore, membro del CSM, tra i fondatori dell’Aned, di cui fu Presidente per mezzo secolo, e Vice Presidente nazionale dell’ANPI13.

Il 27 gennaio 1944 Saba e Maris vengono arrestati dalle SS nei pressi della stazione di Lecco, con una borsa piena di armi e di materiale propagandistico della Resistenza. Maris, che aveva assunto la falsa identità di Lanati (un suo cugino), e Saba, partiti dal famigerato Binario 21 nei sotterranei della Stazione di Milano con altri 30014, come ci dice lo stesso Maris, furono dapprima rinchiusi in un carcere di Bergamo, «che era nel braccio del Tribunale militare tedesco, controllato direttamente dalla Gestapo», dove subirono per oltre cinque mesi interrogatori e sevizie, «picchiati di giorno dai repubblichini e interrogati di notte dalle SS»15. Maris racconta che, grazie all’inattesa umanità e coraggio di un secondino, poté un giorno per qualche minuto incontrare Abele Saba, e insieme misero su un racconto un poco meno assurdo dei precedenti resi ai loro aguzzini16.

Vennero comunque entrambi condannati a morte dal tribunale tedesco, ma la pena fu commutata in 10 anni di lavori forzati, per motivi che non furono mai del tutto chiari, neanche ai diretti interessati. Tappe successive furono Fossoli e poi Bolzano. Da qui le strade di Maris e Saba si dividono: Maris17, con 500 compagni di sventura, il 5 agosto del 1944 giunse a Gusen I, sottocampo dotato di crematorio di Mauthausen19, uno dei primi e più terribili lager nazisti, dove fu adibito ai lavori nelle cave di granito. A Gusen I18 viene deportato anche il celebre architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, liberato poi dagli americani insieme a Maris il 5 maggio 1945 e con lui rientrato in Italia, dopo un viaggio avventuroso a bordo di un’autolettiga condotta da un cugino americano dell’architetto.

Belgiojso è, tra l’altro, il progettista, insieme a Peressuti e Rogers, della torre Velasca a Milano e del memoriale italiano di Auschwitz20. Anche un altro componente del celebre studio di architetti BBPR (Belgijoso, Banfi, Peressuti Rogers), Gianluigi Banfi, fu deportato a Gusen dove morì il 10 aprile del 194521.

Abele Saba viene invece destinato al campo-penitenziario di Bernau am Chiemsee, (poco affollato, solo un centinaio di politici) in Baviera, uno dei 130 sottocampi di Buchenwald22. Buchenwald fu il lager preferito dai nazisti per i Triangoli Rossi23 che riuscirono ad «organizzarvi un movimento di resistenza che permise la costituzione di un comitato clandestino internazionale che riuscì addirittura a creare una propria organizzazione militare. Grazie al coraggioso contributo di deportati che lavoravano nelle officine e nelle fabbriche d’armi dei dintorni, fu possibile trafugare componenti di armi, che furono poi riassemblate di nascosto e che servirono come dotazione a vere e proprie formazioni destinate ad intervenire al momento opportuno. L’occasione venne quando nei primi giorni dell’aprile 1945 le SS decisero di sgombrare il campo e fecero partire un primo convoglio di circa 28.000 deportati verso altri campi. Il comitato clandestino internazionale, a mezzo di una emittente che era stata costruita in gran segreto, si mise in contatto con le truppe americane che avanzavano nella zona, chiedendo immediato aiuto e nello stesso tempo ordinando l’insurrezione generale. Quando gli alleati giunsero a Buchenwald, il campo era già stato liberato dagli stessi deportati ed il comitato internazionale ne gestiva la vita democraticamente. Era il 13 aprile 1945»24.

Bernau25 è anche il luogo al quale venne assegnato Loris Fortuna, il deputato socialista, poi radicale, attivista dei diritti civili, ministro, padre della legge del 1970 che ha introdotto il divorzio in Italia. Da Bernau Saba viene trasferito poi a Kaisheim, sempre in Baviera. Nulla sappiamo del periodo dell’internamento, forse anche in questo caso ha prevalso il pudore di un uomo già molto schivo nel raccontare le sue terribile esperienze. Venne liberato dalla VII Armata americana il 26 aprile 1945 e nominato membro della Commissione Alleata per le Autorizzazioni alla Stampa, dove lavorò insieme a Luigi Meda, poi membro dell’Assemblea Costituente.

Tornato a casa, sposò il 12 luglio del 1945, a Valmadrera, un paese in provincia di Lecco, Adele Alessandra Pozzi, dalla quale ebbe una figlia. Tutti insieme, per lunghi anni, come mi è stato raccontato da un parente (l’ing. Giuseppe Saba, che ringrazio), verranno in estate in vacanza ad Oristano, ospiti di un familiare della madre di Abele, la sig.ra Raffaella Sechi. In Lombardia inizia una intensa attività giornalistica e di impegno civile26. Già a metà del 1945 è redattore de «l’Unità» e direttore del periodico ANPI «Il Settimanale»; nel 1946 è redattore capo de «La voce di Milano» e collaboratore fisso della terza pagina de «l’Avanti!» dal 1952 al 1958; è redattore della rivista «Cinema Nuovo» nel 1952 e 1953, per la quale scrive una bellissima recensione27 di Achtung banditi! di Lizzani; direttore del «Giardino di Esculapio» dal 1952 al 1961; collaboratore della rivista «Leader», de «L’Espresso», de «L’Europeo». Lavora alla riedizione dell’Enciclopedia Labor28 ed è uno dei redattori del volume Storia di Milano. Cura una sua raccolta dal titolo I Poeti del Risorgimento29 ed un volume delle Poesie del Giusti30. Intanto, continua la sua attività pittorica e poetica.

Copertina del libro di pesie di Abele Saba

Copertina del libro di poesie di Abele Saba, con autoritratto a carboncino del 1934 (Gentilmente concessa dalla Fondazione Memoria della Deportazione
Biblioteca Archivio Pina e Aldo Ravelli)

Nell’arte figurativa Saba rappresentò paesaggi e intensi ritratti «di grande penetrazione psicologica»31. Nel 1993, a un anno dalla morte, Sandra Pozzi Saba presenta una raccolta postuma di poesie scritte dal marito, dal titolo eloquente, Gesto di rivolta, a Sesto San Giovanni (centro operaio per il quale tra il marzo 1963 e il dicembre 1967 aveva diretto e realizzato la rivista comunale «La città di Sesto San Giovanni»), e alcune sue liriche furono declamate dall’attrice Itala Cosmo a Villa Zorn, tra le quali di particolare rilievo: Forse non siamo ancora maturi (pag. 35 della silloge); Non sei morto (pag. 39), A nuova morte (pag. 41).

Ancora oggi Abele Saba è ricordato in Lombardia in occasione della Festa della Liberazione come un protagonista di quella generazione «che aveva speso la propria gioventù per la lotta contro il fascismo e la propria maturità nella lotta per difendere la democrazia» e per il significativo apporto ideale ed impegno profuso per l’Aned. Il suo testamento di speranza, di conciliazione politica e sociale – necessità ancora attuale – è racchiuso nei versi «Passeranno col tempo i mali antichi / primavera sarà senza rancori»32.

Dopo Flavio Busonera, un altro oristanese, tra quelli menzionati nell’Atlante dei Partigiani della Provincia di Oristano, esce dall’oblio ed entra nell’orizzonte noto di coloro che, pur lontani dalla nostra isola, hanno, con la loro scelta coraggiosa e il loro sacrificio, contribuito alla conquista della democrazia e della libertà, restituendo agli italiani ciò che avevano perduto nell’oscuro abisso del nazifascismo.

 

Ringraziamenti

Il nome di Abele Saba, noto per la sua attività (segretario per trenta anni) nell’Aned, l’Associazione Nazionale degli ex Deportati, ma non per quella partigiana, mi è stato segnalato da Giovanni Fenu, da anni impegnato nella ricerca su combattenti e decorati dei due conflitti mondiali, e in particolare sui Partigiani. È così iniziata la mia ricerca su questo oristanese, partigiano e deportato politico nei lager tedeschi, giornalista importante, poeta, pittore. Mi sono imbattuta da un lato in una dovizia di particolari su alcuni aspetti della sua vita nel periodo postbellico, e dall’altro in una estrema carenza di informazioni, specie per quanto riguarda l’attività resistenziale. Ho cercato di comporre il puzzle biografico partendo dalle notizie in rete e risalendo alle fonti documentarie ed archivistiche di Anpi Lecco, Aned, Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), Archivio di Stato di Oristano. Determinanti sono stati i contatti con la figlia di Gianfranco Maris , Floriana, attuale presidente della Fondazione Memoria della Deportazione, avvocato, consigliere nazionale dell’Aned e rappresentante italiana in seno al Comitato Internazionale di Mauthausen. A Floriana Maris tutta la mia gratitudine per la preziosa collaborazione. Ringrazio inoltre l'Istituto di Storia Contemporanea "Pier Amato Perretta", che mi ha gentilmente inviato il libro La Banda Carlo Pisacane e il CDEC per avermi gentilmente inviato la raccolta Gesto di Rivolta. Un ringraziamento particolare al prof. Aldo Borghesi per i preziosi suggerimenti in fase di revisione dell'articolo.

 

Note

1. Estratto dell'atto di nascita, Ufficio di Stato Civile, Comune di Oristano.

2. Archivio di Stato di Oristano, Fondo Uffici Scolastici, Scuole elementari di Oristano, Silì e Palmas Arborea.

3. Nota biografica su Abele Saba tratta dal volume di poesie Gesto di rivolta, in Biblioteca CDEC, ns 14595.

4. Rivista edita da Milano, Prodotti Roche, 1928-1960.

5. Nota biografica ANED e CDEC, cit.

6. Per Titino Melis si veda Gianfranco Murtas, Titino, i Melis, la Sardegna, Edes, Sassari 2004.

7. Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascista.

8. Ringrazio il Prof. Aldo Borghesi per la segnalazione.

9. Ian Thomson, Primo Levi. Una vita, UTET, Milano 2017.

10. Le attività antifasciste e resistenziali di questo gruppo vengono ricostruite nella Mostra A noi fu dato in sorte questo tempo 1938-1947, allestita dall'INSMLI, a Torino, Fossoli e Roma.

11. Gabriele Fontana, La banda Carlo Pisacane, Nodo Libri, Como 2010, e La resistenza in Italia 1943-45

12. Testimonianza del dott. Piero Magni, di Introbio (7 settembre 1961).

13. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2256/gianfranco-maris

14. Una vita coerentemente spesa al servizio degli ideali della giovinezza

15. www.testimonianzedailager.rai.it/testimoni/pdf/test_33.pdf

16. Vedi nota precedente.

17. Gianfranco Maris, Per ogni pidocchio cinque bastonate: i miei giorni a Mauthausen, Mondadori, Milano 2012.

18. I tre sottocampi denominati Gusen I, Gusen II, Gusen III sono stati dei veri e propri strumenti di eliminazione di massa dei deportati, per i quali terribili erano sia le condizioni di prigionia che di lavoro. Costruito nell'Alta Austria a partire dal 1940, il campo mirava in particolare allo sfruttamento delle cave di granito presenti nelle vicinanze e alla produzione bellica nel sottosuolo. Il lavoro costituì uno dei mezzi di eliminazione dei prigionieri, specie polacchi e spagnoli antifranchisti repubblicani deportati dalla Francia. Nel 1941 vi fu installato il forno crematorio e si avviarono le eliminazioni sistematiche di malati, invalidi e inabili, sia nel contiguo castello di Hartheim – tristemente noto per il programma Aktion T – , sia nel campo stesso con le modalità più atroci: inedia, bagni gelati, annegamenti anche di massa, iniezioni al cuore di fenolo e altre sostanze, gassazioni in autoveicolo… Nell'arco di tre anni il campo diventa addirittura più affollato del campo principale di Mauthausen, con l’arrivo di deportati sovietici, jugoslavi, francesi, italiani. Dell’agosto 1943 è l’apertura di nuove produzioni belliche da parte della Steyr-Daimler-Puch AG. Furono scavati nella montagna circostante e nei pressi di Sankt Georgen an der Gusen sette chilometri di tunnel larghi da 6 a 8 metri e alti da 10 a 15 per ubicarvi la produzione bellica e i macchinari dell’Istituto di ricerca della Scuola Superiore Tecnica di Vienna, per ricerche connesse alla produzione missilistica delle V2. https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Gusen, e in www.deportati.it/, e Aldo Carpi, Diario di Gusen Einaudi, Torino 1993.

19. Cfr, tra gli altri, la scheda dell'Aned su Mauthausen.

20. Cfr, tra gli altri, Storia di un monumento che ha fatto storia

21. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2667/gian-luigi-banfi

22. Cfr, tra gli altri, la scheda dell'Aned su Buchenwald.

23. Sul fenomeno della deportazione in Brianza: Pietro Arienti, Dalla Brianza ai lager del Terzo Reich, Bellavite 2011; anpi-lissone.over-blog.com/article-15817982.html; www.casateonline.it Cronaca dal territorio, 27 Gennaio 2017

24. ANED, I Lager e la Deportazione, www.deportati.it/

25. BIBLIOGRAFIA DEPORTATI POLITICI ITALIANI con brevi schede in restellistoria.altervista.org/

26. Molto interessanti i documenti, prevalentemente corrispondenza, conservati in FONDAZIONE MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE BIBLIOTECA ARCHIVIO ALDO RAVELLI; Fondo: Aned; Serie: Segreteria nazionale; Sottoserie: Corrispondenza e gestione uffici Fascicolo: Corrispondenza di Abele Saba - 1° Busta 25, Fasc. 2: Corrispondenza di Abele Saba, segretario nazionale dell'Aned, in particolare con Aned di Trieste, Aned di Udine, Comitato internazionale di Ravensbrück, Piero Caleffi (1969 - 1975), Teo Ducci, Emilio Foa, Gabriella Gherbez, Luigi Mazzullo, Aldo Pavia, Italo Tibaldi; ricerca e invio di informazioni su deportati; atti relativi a eventi culturali e ad anniversari diversi; inviti; progetti e relazioni; atti di carattere amministrativo, anche per il reperimento di fondi. Si segnala la presenza di una lettera del 1979 dell’Aned di Torino sulle proprietà lasciate all’Aned dal professor Guareschi a Serravalle Scrivia, appunti di Mario Samonà sulla sua opera al memorial del campo di Auschwitz e una fotocopia di un messaggio di Primo Levi per Gianfranco Maris (1980). È presente il certificato di rilascio di Tito Marchini dal campo di transito di Bolzano datato 29 aprile 1945, un numero del «Triangolo rosso», un numero di «Bulletin d'information» e quattro fotografie. Sono, inoltre, presenti alcune tessere di giornalista per viaggi internazionali intestate ad Abele Saba, con relativa fotografia. cc. 250. Date: 29/04/1945; 13/05/1969 - 30/06/1992; - altre carte sd. [1960 - 1992], e in Fascicolo: Corrispondenza di Abele Saba - 2°Busta 26, Fasc. 3, Corrispondenza di Abele Saba, segretario nazionale dell’Aned, in particolare con Aned di Trieste e di Gorizia, Ermenegildo Belotti (1983 - 1987), Andrea Devoto, Giuseppe Pisanu; ricerca e invio di informazioni su deportati; invio di scritti per il «Triangolo rosso»; atti relativi a eventi culturali e ad anniversari diversi; inviti; progetti e relazioni; amministrazione; atti relativi al Comitato di Mauthausen e alla conferenza di Belgrado delle associazioni di ex combattenti (1984). Sono presenti scritti di Teo Ducci, un ritaglio di periodico e un numero di «La voce dei combattenti e reduci» e uno del «Triangolo rosso». cc. 250. Date: 02/10/1969 - 10/11/1992; - altre carte sd. [1969 - 1992].

27. A. Saba, Equilibrio morale, in Achtung Banditi!, «Cinema Nuovo» ns n. 80, 15 Febbraio 1952.

28. Enciclopedia Labor Del Ragazzo Italiano. Edizioni DEI.

29. Edizioni Il Giardino di Esculapio, Milano 1959.

30. Edizioni il Giardino di Esculapio, Milano 1960.

31. «Triangolo Rosso» rivista dell'ANED, www.deportati.it/triangolo-rosso/; Febbraio 1998; e www.deportati.it/static/pdf/TR/1998/febbraio/59.pdf

32. «Triangolo Rosso», Febbraio 1992, Discorso di Gianfranco Maris ai funerali di Abele Saba

33. La continuità di un impegno nel nome di Abele Saba, editoriale di Dario Venegoni, in Triangolo Rosso, Marzo 1993.

34. Gianfranco Maris in Anpi, Donne e Uomini della Resistenza; Cristoforo Puddu, Ricordo dell'oristanese Abele Saba, in Tottus in pari. Emigrati e residenti, la Voce delle due Sardegne; Personaggi della Sardegna, Giornale online, Aprile 2013, http://www.tottusinpari.it/