di Bepi Vigna

Tarquinio Sini, La toilette della padrona

1. La secessione sarda

La nascita in Sardegna di una scuola di artisti che hanno fatto dell’illustrazione e del fumetto il loro principale campo di espressione, può apparire un fatto abbastanza singolare, se si considera che nell’isola non vi erano strutture editoriali e industriali che offrissero reali opportunità a chi lavorasse in questi settori.

di Vincenzo Medde

La sociologa Anna Oppo intervenendo nel 2005 in un seminario sull’identità della Sardegna si chiedeva: «Esiste un’identità culturale dei sardi? E se esiste dove la si deve cercare? Nella testa della gente, nei comportamenti quotidiani che formano gli stili di vita, negli oggetti che sono di quella cultura e non di altre?».

di Ivo S. Fenu e Fabio Ferrari

Finestra a Seneghe

Inoltrarsi nei vicoli di molti paesi dell’Isola può ancora riservare sorprese: è come fare un viaggio a ritroso nel tempo, immergersi in quella che fu la Sardegna spagnola, carica di esotismo e di arcane suggestioni. Vicoli stretti, muri di fango talvolta imbiancati che nascondono agrumeti e palmizi, o di pietra, a protezione di legnaie e magazzini in disuso. Un contrasto tra abbacinate luminosità e ombre profonde, colori e profumi un tempo dominanti e ora ridotti a rari e preziosi reperti di un passato lontano.

di Gillo Dorfles

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Il fatto di considerare, a tutti gli effetti, il tappeto come un’opera d’arte ha una tradizione antichissima: nessuno – o ben pochi – ormai ritengono opportuno, come accadeva ancora qualche tempo fa, di fare una distinzione tra valore estetico d’un antico tappeto persiano, d’un tessuto copto o incaico, e quello d’una coeva scultura, ceramica o pittura. Il pregiudizio che, per qualche tempo, fece sì che si considerasse «minore» l’arte cosiddetta «applicata» e decorativa , ha fatto il suo tempo.

di Vincenzo Medde

«La storia dell’arte sarda è una disciplina molto recente e lo studio delle sue peculiarità pittoriche non riesce ancora ad avere un giusto peso internazionale». Così rileva Enrico Pusceddu nella sua tesi di dottorato presso l’Università di Barcellona un estratto della quale trovate in questo sito nell'articolo Perché la storia dell'arte sarda viene studiata solo dai Sardi?

di Maria Cristina Cannas

Uomo capovolto

La figura dell’uomo capovolto nell’architrave del San Michele Arcangelo è stata variamente interpretata secondo la diffusa iconografia romanico-gotica: la caduta di Lucifero, o più in generale come simbolo della caduta umana, come acrobata. Nel Medioevo, questo atteggiamento corporeo è sempre indicativo di inferiorità, disequilibrio, non solo fisico, ma anche morale e spirituale. È un segno di un contatto col mondo degli inferi.

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di Vincenzo Medde

Grazia Deledda, I sette fratelli
«Il giornalino della Domenica», 20 novembre 1910

Nel 1909 Grazia Deledda viene interpellata dal «Giornalino della domenica» per avere la sua collaborazione al programma di pubblicare una serie di novelle che rappresentassero le caratteristiche, i costumi, le tradizioni, la storia degli abitanti delle varie regioni italiane. La Deledda, naturalmente, si sarebbe dovuta occupare della Sardegna.

di Raffaele Manca
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La ricerca specifica, attivata parecchi anni fa, aveva già consentito di individuare ed acquisire i testamenti con cui, a partire da un certo Giovanni Battista, sacerdote, che materialmente aveva portato dal Convento cagliaritano di Bonaria a Norghiddo una statua della Vergine della Mercede, diversi esponenti della casata norghiddese dei Puddu avevano trasferito nel tempo, dall’uno all’altro, l’onore e l’onere della cura della chiesetta e dell’organizzazione della festa annuale della Mercede nell’ultima domenica di settembre.
Si cercava, però, insistentemente un documento riferito a tali vicende, di cui, peraltro, si conosceva già sia l’esistenza che l’incerta attribuzione ad un tal frate Sotgiu e la giacenza nell’Archivio del Convento Mercedario di Bonaria, a Cagliari.