di Tommaso Piffer

La Resistenza autonoma rappresentò una componente estremamente significativa del fronte resistenziale dal punto di vista numerico, militare e politico. Formazioni come l’Osoppo, le Fiamme Verdi o il primo Gruppo Divisioni Alpine di Enrico Martini “Mauri” inquadrarono migliaia di uomini, che spesso portarono in dote l’indispensabile esperienza militare acquisita nel Regio Esercito. Fu grazie a uomini come Alfredo Pizzoni, Edgardo Sogno e Raffaele Cadorna che il CLN Alta Italia poté garantirsi la fiducia degli alleati e quindi il sostegno militare ed economico senza il quale, come ebbe a dire Ferruccio Parri, la Resistenza avrebbe dovuto praticamente “chiudere bottega”.

di Vincenzo Medde

Rimozione del Monumento alla fratellanza d’armi sovietico-polacca, Varsavia

Il paesaggio commemorativo, in gran parte urbano e scandito da monumenti, statue, targhe, tombe, lastre, è l’esito plastico della politica della memoria che ogni stato rivendica come propria istituzionale funzione volta a formare i cittadini indicando loro a quale identità storica fare riferimento. In pratica, però, lo stato non è l’unico agente che contribuisce alla definizione del paesaggio memoriale, giacché altri soggetti pretendono di avere voce in capitolo: consigli regionali e municipali, organizzazioni, associazioni di storici, musei, archivi, l’opinione pubblica in generale e anche, come vedremo, stati e governi esteri.

di Vincenzo Medde

Nel febbraio 1948 il Partito ccomunista cecoslovacco organizzò il “colpo di Praga” con il quale instaurava in Cecoslovacchia una dittatura che sarebbe durata quarant’anni.

Altro fu il destino dell’Italia, nonostante la presenza di un fortissimo partito comunista allineato sulle posizioni sovietiche come lo erano i comunisti cecoslovacchi. Perché l’Italia, pur con dei limiti importanti, rimase una liberal-democrazia, sostanzialmente rispettosa degli essenziali diritti di libertà? Perché il PCI, per sua fortuna, non ebbe le “opportunità” di cui approfittò il PCC?

di Zoë Zajdlerowa

I tetti delle vetture erano coperti di neve fresca, ma il terreno intorno era battuto e calpestato. I treni, gremiti di deportati, rimanevano fermi per intere giornate prima di partire, e le rotaie si coprivano di escrementi e della bava gialla e appiccicosa dell’urina che filtrava dagli assiti. Contro lo sfondo bianco si stagliavano le bizzarre figure delle sentinelle impellicciate. Di tanto in tanto si fermavano per battere i piedi per terra, cercando di riscaldarsi con uno strano movimento delle braccia. Ogni soldato portava la baionetta inastata al fucile.

di Vincenzo Medde

Il campo di Sobibor

Auschwitz in molta storiografia, nella coscienza diffusa, nell’insegnamento scolastico è ad un tempo centro e simbolo quasi unico dell’Olocausto. Si tratta però di una centralità che non corrisponde alla realtà storica della Shoah. Auschwitz diventò la più grande fabbrica di morte solo tra la fine del 1943 e gli inizi del 1944, quando l’Olocausto si era in gran parte già consumato.

di Vincenzo Medde

Dei 5 milioni e 700mila Ebrei uccisi nell’Olocausto, circa 3 milioni erano cittadini polacchi e un altro milione circa cittadini sovietici. Dopo gli Ebrei polacchi e sovietici, i gruppi più numerosi tra le vittime furono gli Ebrei rumeni, ungheresi e cecoslovacchi. Per studiare l’Olocausto occorre conoscere le società, le culture, le lingue degli Ebrei che abitavano nell’Europa centro-orientale: yiddish, polacco, russo, in primo luogo.

di Vincenzo Medde

Spartizione della Polonia tra Tedeschi e Sovietici

Vladimir Putin il 18 giugno 2020 sulla rivista americana «The National Interest» ha pubblicato un lungo articolo The Real Lessons of the 75th Anniversary of World War II per presentare la versione russa e personale delle vicende che portarono alla Seconda guerra mondiale. L’articolo, che pure pretende di essere basato solo su documenti d’archivio, appare a tratti più comizio e perorazione retorica che ricostruzione storicamente discutibile ma attendibile, e si fa fatica a credere che gli storici russi che hanno aiutato Putin non siano in grado di produrre analisi, certo di parte, ma almeno un po’ più sofisticate. La ricerca storica professionale documenta infatti una realtà storica ben diversa da quella presentata in più occasioni da Putin.

di Vincenzo Medde

Filippo Turati

Il Partito socialista italiano era nato nel 1892 (ma questo nome venne assunto solo nel 1895) quando si era separato dall’anarchismo che aveva caratterizzato le prime esperienze del movimento operaio in Italia. Alla direzione del partito si affermò Filippo Turati (1857-1932), con una strategia riformista e gradualista che chiamava il partito, anche attraverso la collaborazione con forze e governi borghesi, a battersi per un graduale miglioramento delle condizioni di vita del proletariato e per una progressiva democratizzazione delle istituzioni liberali, all’interno delle quali il movimento operaio avrebbe creato i propri istituti, dai quali, e senza violenza, sarebbe nata la società socialista.