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La guerra per la memoria in Polonia

di Vincenzo Medde

Rimozione del Monumento alla fratellanza d’armi sovietico-polacca, Varsavia

Il paesaggio commemorativo, in gran parte urbano e scandito da monumenti, statue, targhe, tombe, lastre, è l’esito plastico della politica della memoria che ogni stato rivendica come propria istituzionale funzione volta a formare i cittadini indicando loro a quale identità storica fare riferimento. In pratica, però, lo stato non è l’unico agente che contribuisce alla definizione del paesaggio memoriale, giacché altri soggetti pretendono di avere voce in capitolo: consigli regionali e municipali, organizzazioni, associazioni di storici, musei, archivi, l’opinione pubblica in generale e anche, come vedremo, stati e governi esteri.

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Dittatura e democrazia. Percorso e approdo dei comunisti in Cecoslovacchia e in Italia nel dopoguerra

di Vincenzo Medde

Nel febbraio 1948 il Partito ccomunista cecoslovacco organizzò il “colpo di Praga” con il quale instaurava in Cecoslovacchia una dittatura che sarebbe durata quarant’anni.

Altro fu il destino dell’Italia, nonostante la presenza di un fortissimo partito comunista allineato sulle posizioni sovietiche come lo erano i comunisti cecoslovacchi. Perché l’Italia, pur con dei limiti importanti, rimase una liberal-democrazia, sostanzialmente rispettosa degli essenziali diritti di libertà? Perché il PCI, per sua fortuna, non ebbe le “opportunità” di cui approfittò il PCC?

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Viaggio nel comunismo dei Polacchi deportati in Unione Sovietica, 1939-1941

di Zoë Zajdlerowa

I tetti delle vetture erano coperti di neve fresca, ma il terreno intorno era battuto e calpestato. I treni, gremiti di deportati, rimanevano fermi per intere giornate prima di partire, e le rotaie si coprivano di escrementi e della bava gialla e appiccicosa dell’urina che filtrava dagli assiti. Contro lo sfondo bianco si stagliavano le bizzarre figure delle sentinelle impellicciate. Di tanto in tanto si fermavano per battere i piedi per terra, cercando di riscaldarsi con uno strano movimento delle braccia. Ogni soldato portava la baionetta inastata al fucile.

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Cecoslovacchia 1945-1950. Un caso di “auto-stalinizzazione”

di Vincenzo Medde

Milizia operaia a Praga

Lo storico americano Bradley Abrams nella storia della Cecoslovacchia del dopoguerra individua una prima fase che va dal 1945 al febbraio 1948, caratterizzata da una competizione politica ancora democratica, e una seconda dal febbraio 1948 al 1950, segnata dalla progressiva presa totalitaria dei comunisti. Quattro avvenimenti cruciali scandiscono il percorso verso la dittatura: le elezioni politiche del maggio 1946; il processo a Jozef Tiso, come cartina di tornasole per valutare i rapporti tra Cechi e Slovacchi; l’accettazione prima e poi il rifiuto del Piano Marshall; la riunione per la fondazione del Cominform nel settembre 1947.

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La realtà ignorata. Auschwitz, l’Olocausto e gli stermini di massa in Europa negli studi di T. Snyder

di Vincenzo Medde

Il campo di Sobibor

Auschwitz in molta storiografia, nella coscienza diffusa, nell’insegnamento scolastico è ad un tempo centro e simbolo quasi unico dell’Olocausto. Si tratta però di una centralità che non corrisponde alla realtà storica della Shoah. Auschwitz diventò la più grande fabbrica di morte solo tra la fine del 1943 e gli inizi del 1944, quando l’Olocausto si era in gran parte già consumato.

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Il paradigma coloniale nella storiografia dell’Olocausto e la difficoltà di comprendere insieme stalinismo e nazismo

di Vincenzo Medde

Dei 5 milioni e 700mila Ebrei uccisi nell’Olocausto, circa 3 milioni erano cittadini polacchi e un altro milione circa cittadini sovietici. Dopo gli Ebrei polacchi e sovietici, i gruppi più numerosi tra le vittime furono gli Ebrei rumeni, ungheresi e cecoslovacchi. Per studiare l’Olocausto occorre conoscere le società, le culture, le lingue degli Ebrei che abitavano nell’Europa centro-orientale: yiddish, polacco, russo, in primo luogo.

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