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L’8 settembre del ’43 in Sardegna, tra dovere ed eroismo

La tragica uccisione a tradimento di Alberto Bechi Luserna

di Adriano Vargiu

Lapide del monumento a Bechi Luserna, Macomer Lapide del monumento a Bechi Luserna

Sulla sinistra della vecchia Carlo Felice, prima della salita per Macomer e davanti alla zona industriale, un monumento semicircolare di pietra lavica, mattoni cotti e trachite, delimitato da due obici, è stato eretto a perenne memoria dell’eroico ufficiale. La località si chiama Castigadu – e non poteva chiamarsi diversamente! – le scritte sulle due lapidi nel monumento: «Qui – per obbedire alle leggi della Patria e per l’onore della “Nembo” – cadde il ten. colonnello Alberto Bechi Luserna – X-IX-MCMXLIII». «Tu eri come un fiore – i barbari ti hanno reciso – come una spiga di grano – maturo».

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Grazia Deledda sul «Giornalino della Domenica»

di Vincenzo Medde

Grazia Deledda, I sette fratelli
«Il giornalino della Domenica», 20 novembre 1910

Nel 1909 Grazia Deledda viene interpellata dal «Giornalino della domenica» per avere la sua collaborazione al programma di pubblicare una serie di novelle che rappresentassero le caratteristiche, i costumi, le tradizioni, la storia degli abitanti delle varie regioni italiane. La Deledda, naturalmente, si sarebbe dovuta occupare della Sardegna.

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Il culto della Vergine della Mercede nella chiesa medievale di Santa Maria a Norbello

di Raffaele Manca
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La ricerca specifica, attivata parecchi anni fa, aveva già consentito di individuare ed acquisire i testamenti con cui, a partire da un certo Giovanni Battista, sacerdote, che materialmente aveva portato dal Convento cagliaritano di Bonaria a Norghiddo una statua della Vergine della Mercede, diversi esponenti della casata norghiddese dei Puddu avevano trasferito nel tempo, dall’uno all’altro, l’onore e l’onere della cura della chiesetta e dell’organizzazione della festa annuale della Mercede nell’ultima domenica di settembre.
Si cercava, però, insistentemente un documento riferito a tali vicende, di cui, peraltro, si conosceva già sia l’esistenza che l’incerta attribuzione ad un tal frate Sotgiu e la giacenza nell’Archivio del Convento Mercedario di Bonaria, a Cagliari.

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La Sardegna rivelata di Giuseppe Biasi

Le copertine sarde per Il giornalino della Domenica

di Vincenzo Medde

Giuseppe Biasi, «senza dubbio il maggior pittore sardo del Novecento» (Altea 7), nato a Sassari il 23 ottobre 1885, fin dall’adolescenza si interessa alla e si esprime attraverso la grafica e in particolare attraverso la caricatura, pubblicando schizzi e vignette su giornali umoristici e goliardici universitari. È però il soggiorno di alcuni mesi a Roma nel 1905 che gli permette, solo ventenne, di entrare in contatto con artisti, intellettuali, giornali, riviste che animano il dibattito e la produzione culturale e artistica nella capitale e nel paese.

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Perché la storia dell’arte sarda viene studiata solo dai Sardi?

di Enrico Pusceddu

La storia dell’arte sarda è una disciplina molto recente e lo studio delle sue peculiarità pittoriche non riesce ancora ad avere un giusto peso internazionale (prescindendo dalle ovvie connessioni con l’arte catalana), perché ancora mancano adeguati studi di contestualizzazione mediterranea del fenomeno e, soprattutto, perché il catalogo del suo patrimonio artistico medievale è ancora troppo limitato perché possa avere un adeguato eco in ambito scientifico.

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Il dopoguerra di Silvio Podda, fante della Brigata Sassari

Una lettera ritrovata

di Adriano Vargiu

La grande guerra, quella dei «tutti giovani sui vent’anni / la sua vita non torna più», nei versi della canzone Monte Nero. Quella – per dirla con Ernest Hemingway di Addio alle armi – combattuta «dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte – le guerre – provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che sorgono a profittarne. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentati accreditati dei leali cittadini che la combatteranno. L’autore di questo libro sarebbe molto lieto di incaricarsi di questa fucilazione, se fosse legalmente delegato da coloro che combatteranno, e di badare a che venga eseguita con tutta l’umanità e la correttezza possibile e badare che a tutti i corpi venga data degna sepoltura. Potremmo perfino riuscire a farli seppellire nel cellofan o in qualcuno dei più moderni materiali plastici».

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